Obelisco Lateranense

lateranense

Iniziamo lo studio dall’obelisco più alto e più antico della città di Roma: l’obelisco collocato nella piazza San Giovanni in Laterano il 19 agosto 1588 dal papa Sisto V (1585-1590).

La sua storia è lunga 3.500 anni e comincia nel secolo XV a.C., quando i due faraoni Tutmosi III e il nipote Tutmosi IV lo fecero realizzare in onore del dio Amon a Tebe (oggi Luxor). Le tappe del suo trasferimento dall’Egitto a Roma sono descritte sulla base dell’obelisco.

Ora leggiamo la storia di questo obelisco sui testi latini che ce la raccontano.

Si tratta di 4 iscrizioni. Ciascuna delle quali viene presentata, successivamente, secondo queste modalità di lettura e di studio:



    1. Tre modalità di riscrittura, in sinossi


    prima

    2. Tre modalità di riscrittura e traduzione, in sinossi

    seconda

    3. Modalità "Tabelle di lavoro"

    terza

    4. Modalità "Studio morfologico"

    5. Trasformazioni dal Latino all’Italiano

La successione è questa: lato ovest lato nord lato est lato sud.


Prima tappa - Lato ovest

L’imperatore Costantino (274-337) che viene ricordato come Christianae fidei vindex et assertor, “protettore e sostenitore della fede cristiana”, tolse l’obelisco dalla sua sede originaria di Tebe e, attraverso il Nilo, lo fece condurre fino ad Alessandria con l’obiettivo finale di trasportarlo nella “Nuova Roma” che allora stava costruendo: Costantinopoli.

L’iscrizione, nel descrive questo trasferimento, pronuncia un giudizio di valore sull’obelisco che è un vero e proprio “segno dei tempi” di Costantino: obeliscum ad Aegyptio rege impuro voto Soli dicatum, “l’obelisco da un re egizio dedicato al Sole con un impuro voto”. Questa epigrafe, come le altre, è stata redatta al tempo di Sisto V, quando l’architetto Domenico Fontana ha ricollocato qui, in questa piazza, l’obelisco, ma interpreta bene l’ideologia che si affermò con Costantino.

La religione cristiana, fino ad allora oggetto di persecuzione, una volta ottenuta la “neutralità” dello stato di fronte ai culti (Editto di Milano, 313) si presenta col duro volto del vincitore e giudica “non puro” il culto del Sole, tipico della religione egiziana antica e integrata dai Romani nel loro Pantheon, con il loro tipico “sincretismo” religioso.


FL. CONSTANTINUS
MAXIMUS AUG.
CHRISTIANAE FIDEI
VINDEX ET ASSERTOR
OBELISCUM
AB AEGYPTIO REGE
IMPURO VOTO
SOLI DEDICATUM
SEDIB. AVULSUM SUIS
PER NILUM TRANSFERRI
ALEXANDRIAM IUSSIT
UT NOVAM ROMAM
AB SE TUNC CONDITAM
EO DECORARET
MONUMENTO

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Seconda tappa - Lato nord

Questa iscrizione non fornisce notizie utili per il nostro obelisco. Ricorda solo che l’imperatore Costantino si convertì al Cristianesimo e qui fu battezzato dal papa Silvestro (314-335). Ora, è vero che questo papa curò la costruzione della basilica di San Giovanni in Laterano e dell’attiguo battistero, ma sono unanimi le testimonianze che parlano di una “conversione” e di un battesimo di Costantino solo alla fine della sua vita e comunque di un battesimo non amministrato da papa*.

Aurelio Vittore, De Caesaribus, 41.16; Sofronio Eusebio Girolamo, Cronaca, 337, p. 234, 8-10; Eutropio, Breviarium historiae romanae, X, 8.2; Annales Valesiani, VI, 35; Orosio, Historiae adversos paganos, VII, 28, 31; Chronicon paschale, p.532, 7-21; Teofane Confessore, Chronographia A.M. 5828 (testo latino); Michele Siriaco, Cronaca,VII, 3.

			
CONSTANTINUS
PER CRUCEM
VICTOR
A S.SILVESTRO HIC
BAPTIZATUS
CRUCIS GLORIAM
PROPAGAVIT

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Terza tappa - Lato est

Costanzo II (337-361), figlio di Costantino, nel 353 trasportò l’obelisco da Alessandria a Roma con una grande nave, trainata da trecento rematori. L’obelisco giunse in città attraverso il Tevere e fu collocato nel Circo Massimo, sulla spina centrale, dove Augusto tre secoli prima ne aveva già fatto collocare un altro.

Di queste vicende antiche è stato testimone uno storico contemporaneo, Ammiano Marcellino , che ne ha lasciato un accurato racconto nelle sue Storie (126, 10, 17; 17, 4, 12-15).

FL. CONSTANTIUS AUG.
CONSTANTINI AUG. F.
OBELISCUM A PATRE
LOCO SUO MOTUM
DIUQ. ALEXANDRIAE
IACENTEM
TRECENTORUM REMIGUM
IMPOSITUM NAVI
MIRANDAE VASTITATIS
PER MARE TIBERIMQ.
MAGNIS MOLIBUS
ROMAM CONFECTUM
IN CIRCA MAX.
PONENDUM
S. P. Q. R. D. D.	

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Quarta tappa - Lato sud

L’obelisco, insieme a tanti altri monumenti della Roma imperiale, crollò per le ingiurie del tempo (temporum calamitate fractum) e degli uomini e, profondamente immerso in uno spesso strato di terra e di fango (humo limoque altre demersum), finì dimenticato sul fondo della palude che invase il Circo Massimo. Le ricerche iniziarono alla fine del sec. XVI per interesse dello scienziato archeologo Michele Mercati (1541-1593), che convinse il papa Sisto V a finanziare le ricerche. Finalmente il 10 agosto del 1588, dopo un accurato restauro (accurate restitutum), con un’operazione complessa e faticosa (magno labore) fu innalzato al centro della piazza. A ricordo di questa cerimonia, fu aggiunta sulla sommità la firma del papa Sisto V: una stella a 8 punte, tre monti e quattro leoni rampanti, derivati dallo stemma pontificio.

SIXTUS V PONT. MAX.
OBELISCUM HUNC
SPECIE EXIMIA
TEMPORUM CALAMITATE
FRACTUM CIRCI MAX.
RUINIS HUMO LIMO Q.
ALTE DEMERSUM MULTA
IMPENSA EXTRAXIT
HUNC IN LOCUM MAGNO
LABORE TRANSTULIT
FORMAE Q. PRISTINAE
ACCURATE RESTITVTUM
CRUCI INVICTISSIMAE
DICAVIT
A. MDLXXXVIII PONT. IIII

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