La prima parte del percorso, dedicata a introdurre le diverse strategie di lettura, si articola in due sezioni. Ci chiederemo anzitutto in che cosa consiste una strategia di lettura e uso del testo per poi introdurre tre diversi esempi, determinati da differenti scopi: la fruizione, la comprensione e l'uso.

Che cos'è una strategia di lettura e uso del testo


Esercitazione 2

Prima di procedere, viene esemplificata un'attività da proporre agli allievi per introdurre il problema…

Leggete con attenzione questi testi.

  1. Garcia Lorca, L'aurora, da Poeta en Nuova York (1929-30);
  2. "Il piano di New York del 1811", Architettura&viaggi;
  3. Don DeLillo, Americana (1971), traduzione di Marco Pensante, Il saggiatore;
  4. 11 settembre 2001, il terrore a New York, TGCOM24.
Poi, sulla base delle vostre conoscenze e delle caratteristiche di ciascun testo, decidete per quale scopo potreste utilizzarlo.
Pensate alle vostre abitudini di lettori, sia quelle più libere che quelle scolastiche: il piacere di leggere, la documentazione su temi di attualità, lo studio in particolari discipline, la scrittura personale o scolastica

Scopo dell'attività è far riflettere sui possibili e diversi scopi per cui si legge un testo.
Importante chiedere agli allievi di motivare ed eventualmente esemplificare le loro scelte, spiegando anche come leggerebbero il testo, oltre che perché …

Testo 1
Garcia Lorca, L'aurora, da Poeta en Nuova York (1929-30)

L'aurora di New York ha
quattro colonne di fango
e un uragano di nere colombe
che guazzano nelle acque putride.
L'aurora di New York geme
per le immense scale
cercando nei cantoni
balsami di angoscia disegnata.
L'aurora arriva e nessuno l'accoglie nella sua bocca
perché non c'è domani né speranza possibile.
A volte il denaro in sciami furiosi
trapassa e divora bambini abbandonati.
I primi che escono sentono sulle loro ossa
che non vi sarà paradiso né amori sfogliati;
sanno che vanno a un fango di numeri e di leggi,
a giuochi senz'arte, a sudori senza frutto.
La luce è sepolta da catene e rumori
in un'impudica sfida di scienza senza radici.
Nei sobborghi c'è gente che vacilla insonne
come appena uscita da un naufragio di sangue.

Testo 1




Testo 2
Il piano di New York del 1811

Architettura & Viaggi

Il suolo della città è pensato come una maglia ortogonale divisa in avenues e streets per consentire – all'interno di questa rigida scacchiera – la formazione di un certo numero di lotti o caselle, ciascuno distinto con un numero, dove possano trovar posto le attività future di qualsiasi tipo, senza intralciarsi a vicenda.

All'inizio dell'800 New York conta quasi 100.000 abitanti e questo rapido aumento della popolazione rende necessario un piano di urbanizzazione per tutta la penisola di Manhattan. La municipalità si rivolge all'Amministrazione statale che nomina una commissione formata da Gouverneur Morris, S. De Witte e J. Rutherford, il cui progetto viene approvato nel 1811. Il piano di New York prevede una maglia uniforme di strade ortogonali: quelle che vanno da nord a sud sono chiamate avenues e sono 12, distinte con le lettere dell'alfabeto, quelle che vanno da est a ovest sono chiamate streets distinte con i numeri che vanno da 1 a 155. L'unica strada che interrompe diagonalmente questo tracciato regolare è Broadway, una strada esistente che i commissari vorrebbero abolire ma che sono obbligati a conservare per via degli interessi che ormai si sono già sviluppati ai suoi margini. Il piano prevede spazio per due milioni e mezzo di persone e le sue dimensioni sono enormi – basti pensare che le avenues corrono dritte per circa 20 chilometri e le streets per cinque – e tali comunque da riuscire a contenere l'espansione della città fino alla fine dell'800. […]
Il piano del 1811 resta uno dei principali contributi alla cultura urbanistica moderna, anche perché, essendo stato realizzato per intero ha permesso di analizzare tutte le conseguenze tecniche, giuridiche ed economiche dei criteri di partenza; il suo risultato è la città di New York che, come evidenziato da Le Corbusier, è "il primo luogo del mondo alla scala dei tempi nuovi".

1807 Bridges Map of New York City (1871 reissue)

Testo 2




Testo 3
Don DeLillo, Americana (1971), traduzione di Marco Pensante, Il saggiatore

E così arrivammo alla fine di un altro stupido e lurido anno. Le luminarie sormontavano scintillanti le porte dei negozi. I venditori di caldarroste spingevano i carretti fumanti. Di sera, la folla in strada era immensa e il fragore del traffico saliva a trasformarsi in un'ondata di piena. I Babbi Natale della Quinta Avenue scampanellavano con una delicatezza strana e quasi dolente, come a spargere sale su un taglio di carne guasta. In tutti i negozi risuonavano musichette, canti e osanna natalizi, e le trombe dell'Esercito della Salvezza diffondevano i lamenti marziali di antiche legioni cristiane. L'effetto sonoro in quel luogo e in quel momento era bizzarro, fragore di piatti e rullare di tamburi, come un rimprovero impartito a dei bambini per un peccato imperdonabile, e la gente era infastidita.

Testo 3




Testo 4
11 settembre 2001, il terrore a New York (da TGCOM24)

16:47 – Sono le 8.46 dell'11 settembre 2001. Su New York, sotto un cielo azzurro cristallino, sta per scendere il manto del terrore: il volo AA11, partito da Boston, si schianta contro la Torre Nord del World Trade Center. Si pensa a un incidente, ma solo 17 minuti più tardi, quando anche un secondo aereo, il volo UA175 anch'esso proveniente da Boston, esplode in diretta televisiva nell'impatto con la seconda delle Torri Gemelle, il mondo capisce che gli Stati Uniti sono sotto attacco. E ancora una volta, come a Pearl Harbor nel 1941, è una guerra non dichiarata: solo che, mentre durante la Seconda guerra mondiale, l'Impero del Sole consegnò subito dopo la dichiarazione di guerra all'ambasciatore americano, qui non c'è nessuna dichiarazione, nessun ambasciatore. E nemmeno uno Stato avversario immediatamente individuabile: il nemico è il terrorismo di Al Qaeda, guidato dallo sceicco Osama Bin Laden.
In tutto gli aerei dirottati dai 19 terroristi sono quattro. Il terzo, il volo AA77, decolla da Dulles, l'aeroporto internazionale di Washington, diretto a Los Angeles, e alle 9.43 colpisce il Pentagono.
Meno di mezz'ora dopo il quarto aereo, il volo UA93, lascia l'aeroporto di Newark, vicino a New York, per San Francisco: i terroristi vogliono dirottarlo su Washington, per colpire presumibilmente la sede del Congresso, ma, dopo un'eroica rivolta dei passeggeri, il Boeing 757 si schianta in aperta campagna, a Shanksville, in Pennsylvania, alle 10.03. In tutto le vittime degli attacchi dell'11/9 saranno poco meno di 3mila.

Testo 4