Filastrocche in “laboratorio”
Abbiamo scelto di lavorare sulle filastrocche con la metodologia è la didattica laboratoriale perché nel laboratorio i bambini sono sollecitati a fare e rielaborare le esperienze. L’organizzazione operativa dei laboratori si basa sul coinvolgimento diretto dei bambini in attività contestuali che favoriscono gli apprendimenti per scoperta, per partecipazione, per costruzione, in un processo dinamico e complesso, che mette costantemente in relazione con i coetanei, con gli adulti, con la realtà in tutti i suoi aspetti. I bambini imparano a costruirsi una “base sicura” e l’insegnante li aiuta in questo processo e, sulla base di un’attenta analisi del “potenziale di apprendimento” dell’alunno, ripone in loro una valida fiducia e, anche quando sembra che non possono riuscire nello svolgimento di un compito, li si incoraggia, ugualmente per poi man mano risistemare le aspettative. A partire dai materiali, dagli oggetti e dagli strumenti, i bambini compiono azioni che progressivamente conducono ad uno scopo; è attraverso di essi che individuano ed attivano procedure, è avvalendosi di essi che costruiscono le prime ipotesi di lavoro.
Ad esempio, durante una delle attività di laboratorio abbiamo proposto una scheda strutturata invitando ogni bambino a denominare le immagini di alcuni oggetti, appositamente scelti per il gioco della rima. Le carte delle delle immagini, costruite ritagliando le immagini della stessa scheda, sono state mescolate e disposte sul banco: i bambini, a turno, hanno cercato di abbinare le immagini in base alla rima e poi ne hanno indicato graficamente la corrispondenza. L’idea per elaborare il materiale ci è venuta dalla scheda stessa che è stata uno stimolo per pensare l’attività ludica.
Le attività proposte hanno avuto lo scopo di favorire nel bambino l’abilità di giocare con la veste sonora delle parole e di riconoscere i singoli suoni. I bambini si sono divertiti a giocare con le parole, a ricercare e ripetere rime, assonanze fonetiche.
Dopo aver lavorato con la scheda abbiamo utilizzato diversi materiali quali palline, blocchi logici e cubetti, per far giocare i bambini con la suddivisione dapprima della frase in parole, poi della parola in sillabe, per arrivare infine ad attività di riconoscimento del suono iniziale delle parole. Nel corso di uno dei primi laboratori, il canto tradizionale “Oh che bel castello” ha offerto numerosi spunti per sollecitare i bambini a giocare con le parole per riflettere sulla lingua. I bambini divisi in due gruppi (gruppo A e gruppo B) si sono alternati nel canto dei vari versi arrivando ad instaurare gradualmente una sequenza di scambio di turno nella interazione.