L’aggressività autodiretta
Per trovare una risposta ho osservato con attenzione i comportamenti bambini ed in particolare di alcune espressioni dell'aggressività dei bambini. A scuola ci si sofferma a considerare i casi di aggressività etero - diretta, ma non bisogna dimenticare l'aggressività diretta verso di sé
che è motivo di preoccupazione tanto quanto l'altra. Così, nell'osservazione mi sono preoccupata di un bambino che picchia, morde, si esprime utilizzando il turpiloquio etc, mi sono preoccupata ma anche del bambino normativo, ipercontrollato, mai spontaneo, che conosce perfettamente le regole e vuole farle rispettare a tutti, colui che impersona la "coscienza morale" della classe. Questa è un'aggressività che ha la stessa intensità ma cambia il vettore, che da diretto verso l'esterno diventa diretto verso l'interno, verso sé stessi.
Nell'esercizio della mia professione ho avuto esperienza di entrambi i casi sopra accennati. Spesso ho incontrato bambini che in sezione hanno messo in atto azioni violente, come calci, pugni, offese, svalutazioni sessiste delle maestre o delle bambine, violenze sia sul piano fisico che sul piano verbale; come pure ho avuto a che fare con bambini che l'aggressività non la manifestano mai, che evitano sistematicamente i conflitti, presentando un comportamento da saggi , non protestano mai, ma non parlano. E nel tempo, mi ho osservato, che tutto sommato, sono più spontanei ed estroversi i bambini che spostano l'aggressività verso l'esterno, perché quelli che la spostano verso l'interno la tengono tutta dentro di loro. Ne è un esempio il mutismo selettivo
sopra segnalato.