Fase 1 - Premessa
Durata media attività: 1 oraDivertirsi con Massime e Aforismi (1), Epigrammi (2) o Enigmi (3), tre percorsi di cui si potrà scegliere liberamente quale intraprendere, è un primo passo per far acquistare agli studenti una certa conoscenza sul funzionamento del sistema lingua e una certa abilità nel collegare tale conoscenza con le pratiche comunicative. Del resto, nel biennio è necessario far compiere passi decisivi nella conquista della padronanza autoguidata della lingua, quale mezzo principale del pensiero, dell’espressione e della comunicazione (Cfr. F. Sabatini, L’italiano nel biennio).
Inoltre il primo percorso, quello sull’ Aforisma e la Massima, consentirà di comprendere il modello proposto da Sabatini per suddividere i testi in diverse categorie: nel nostro caso quella dei testi con discorso molto vincolante, che sono anche massimamente espliciti per il lettore, e quella dei testi con discorso poco vincolante, perché al lettore è consentito un largo margine di interpretazione, essendo testi minimamente espliciti.
Che si scriva come gli antichi su una tavoletta cerata o su un rotolo di papiro, su un codice medievale o su un IPhone, il problema rimane sempre lo stesso: usare un metodo sintetico, sicuramente più economico, senza che si comprometta la comprensibilità del messaggio.
Pensiamo agli Aforismi medici di Ippocrate o alle Massime giuridiche, chiamate un tempo Brocardi:
Nelle malattie gravi le cure drastiche sono le più efficaci.
(Ippocrate, Aforismi, IV sec. a. C)
Dura lex, sed lex [La legge è dura, ma è legge].
(Brocardo, antica massima giuridica)
Decenni, se non secoli, di conoscenze finiscono condensate in affermazioni brevi e categoriche, che non lasciano adito a dubbi. Sono testi tanto concisi, quanto densi di significato, perché maturati in tanti anni di esperienza.
Tecnicamente si tratta di due Forme brevi, che hanno una loro unità di senso. Non a caso Aforismi e Massime appaiono isolati da un’interlinea bianca, che li precede, e da un’altra interlinea bianca, che li segue.
C’è poi, una forte linearità sintattica: il soggetto è sempre ben definito e il predicato è al presente indicativo.
Tutto questo finisce per generare dei testi espliciti per qualunque lettore. Espliciti quanto lapidari, data la loro concisione.
Ora, Umberto Eco precisa che “la natura dell’aforisma cambia a seconda delle culture e delle epoche storiche” e in effetti nella modernità, l’aforisma continua ad esprimere acutezza di osservazione sulla realtà, ma non ha più delle verità esaustive da comunicare.
Non c’è, insomma, il “rischio d’arroganza” rilevato da Barthes. A predominare è, al contrario, l’ironia o l’autoironia:
Il corpo = la vagina dell’anima.
(Carlo Dossi, Note azzurre, 1912)
Ogni imbecille tollerato è un’arma regalata al nemico.
(Mino Maccari, Asterischi, 1932)
Noi viviamo – grazie a Dio – in un'epoca senza fede.
(Ennio Flaiano, Diario degli errori, 1976)
Cosa è cambiato in questi aforismi moderni?
Resta la brevità, certamente, ma la forma verbale non sempre è esplicitata e il soggetto non sempre è alla terza persona. C’è poi, una disposizione ancor più calibrata delle parole con una pointe finale, cioè con un effetto sorpresa. Qualcosa che non ti aspetti e che ti sorprende.
Ora, ripartire in classe dalle forme brevi (non solo massime e aforismi, ma anche epigrammi o enigmi) può avvicinarci alla comunicazione dei nostri ragazzi, confinata spesso alla soglia delle 140 o 160 battute di un social network, e può aiutare gli studenti a migliorare le loro competenze comunicative.
Se poi, quegli stessi studenti si avvicineranno in modo più intrigante anche alla letteratura, grazie ad esempio agli epigrammi di Marziale, di Fenoglio o di Montale, avremo ottenuto molto. E, del resto, come possiamo pensare che gli epigrammi di Marziale non catturino anche adesso la loro attenzione?
Dell’epigramma cercheremo di cogliere il modello testuale in versi, la metrica, la portata ironica o sarcastica del testo, l’evoluzione formale nei secoli. La finalità è conoscere meglio il modello testuale di questa forma breve, sia nelle sue modalità antiche, sia nelle sue forme moderne (basti pensare agli epigrammi di Montale, per cercare di riutilizzarlo nella scrittura.
Potremmo divertirci anche con gli enigmi, un’altra Forma breve. Entra in gioco allora, il bisenso, il parlar doppio, il dire una cosa e farne capire un'altra, insomma, entra in gioco l’ambiguità della comunicazione.
Chiediamoci cosa possa nascondere un enigma come:
“Se fai il mio nome non ci sono più”
Oppure domandiamoci cosa si celi nell’indovinello di Biancaneve
“Biancaneve in mezzo ai nani: risolvi questo enigma cervellone nel tempo che ti dà la soluzione”
Tra sette minuti
Dunque, qual è il fine del nostro percorso?
Far comprendere attraverso i tratti superficiali del testo la differenza fra una massima e un aforisma, fra un aforisma antico e uno moderno, fra un epigramma e un enigma e far cogliere di questi ultimi la grande ricchezza di senso e l’acutezza dei testi, affidati all’intuizione e all’interpretazione del lettore.
Se poi, i ragazzi dovessero servirsi di tutto quello che hanno appreso per scrivere con più incisività ed efficacia comunicativa sui social network o sull’IPhon, .... Beh, ben venga! Ne guadagneranno in competenza comunicativa.